DISORGANIZZAZIONE AZIENDALE

Viaggio nel pianeta Milan, lacerato dalle faide interne

Boban contro Gazidis, Maldini in bilico. Le dimissioni?Mai! Siamo sicuri che questi signori vogliano il bene del club?

13 ottobre 2019. Stefano Pioli viene presentato alla stampa, è il nuovo allenatore del Milan. Al suo fianco, davanti ai media, Ivan Gazidis e Paolo Maldini, Zvone Boban e Frederic Massara, tutti riuniti per accompagnare l’ingresso nel pianeta Milan del nuovo tecnico: non vi pare troppo? L’immagine della nutrita schiera di dirigenti in sala stampa, tutti protagonisti,o tutte comparse, rende alla perfezione lo stato attuale dell’organizzazione dell’area tecnica e sportiva del club rossonero. Amministratore Delegato, Chief Football Officer, Direttore Tecnico e Direttore Sportivo, apparentemente un quadretto di famiglia, una famiglia felice, riunita serenamente per esibire lo stesso senso di marcia. Ma la realtà è apparsa subito ben diversa, e non si ricordano situazioni simili con tanto affollamento. Nelle organizzazioni sportive, responsabilità e deleghe devono essere chiare, è indispensabile che le decisioni, pur condivise, siano assunte da chi precedentemente incaricato. Qui, non si capiva affatto chi avesse scelto, chi facesse presenza per apparire, chi timbrasse il cartellino. La situazione era, di per sé, imbarazzante per i dirigenti stessi quanto per la stampa: a chi porre le questioni? Chi risponde delle scelte aziendali? E, se all’interno del club fossero stati chiari ruoli e mansioni, perché non designare un unico dirigente per accompagnare l’allenatore? Potremmo capire un rappresentante della proprietà e un manager di settore, in questa occasione non compare il Presidente, mentre i quadri dirigenziali sono al completo.

 

Gerarchia. L’argomento è tornato di stretta attualità in settimana, alla luce delle dichiarazioni di Boban, che ha dimenticato di essere un dipendente e deciso di risolvere i propri malumori verso l’AD Gazidis a mezzo stampa. Risultato scontato: Zvone fuori dal Milan, Maldini nuovamente in bilico tra il desiderio di esserci e la dignità professionale. Al di là di ogni personale parere, non dimentichiamo che Ivan Gazidis è amministratore Delegato, l’uomo scelto come riferimento dal Fondo Elliot per guidare il Milan: Boban, Maldini,e qualunque altro dirigente in pancia al club, non potevano e non possono certo considerarsi autonomi nelle scelte: come Gazidis risponderà a Elliot, tutti gli altri debbono fare riferimento al manager ex Arsenal. Gerarchicamente sopra tutti. Se lo accetti, agisci di conseguenza, se non gradisci, tuteli la tua dignità professionale. E, se sei un signore del calcio, hai una sola strada: rassegnare le dimissioni e lasciare l’incarico.

 

C’era una volta. Tutti insieme appassionatamente

Dimissioni. Diciamolo, senza giri di parole. I due ex calciatori, oggettivamente privi di esperienza dirigenziale, sembrano due politici attaccati alla poltrona, incuranti delle proprie carriere, delle proprie (presunte) capacità, quasi consapevoli che “O riesco a restare al Milan, oppure il calcio non mi darà un’altra chance”. Le mancate dimissioni dei due ex giocatori rossoneri stonano fortemente con il loro passato, con il rispetto che dovrebbero portare a loro stessi cosi come al club con cui hanno costruito le proprie fortune. Maldini a fine settembre confermò la scelta estiva di Giampaolo “Lo difenderemo sempre. E’ stata una nostra scelta”. La storia è nota: pochi giorni dopo, l’allenatore abruzzese venne esonerato. E Paolo che fa? Uomo di calcio, fino a quel momento schierato col proprio allenatore, davanti a un dietrofront così netto, sarà troppo ferito nel proprio orgoglio. Maldini si dimetterà. Una scelta logica, prima di tutto per tutelare la propria serietà e la propria professionalità. Niente affatto. Paolo resta in sella e si rilancia, come nulla fosse, al fianco di Stefano Pioli. Stessa dinamica in cui si imbatte, pochi giorni fa in maniera definitiva, Boban. Il croato non riconosce il potere di Gazidis, che incontra il tedesco Rangnik a sua insaputa. Programma il futuro rossonero senza coinvolgere l’area tecnica, rappresentata, appunto da lui, Maldini e Massara (a proposito, Massara, direttore Sportivo di nome, fantasma nella sostanza). Zvone non accetta che l’AD si muova nei meandri della sfera tecnica, quello è il terreno suo e di Paolo. Lecito che il croato sia irritato, doveroso che pretenda rispetto del proprio incarico, Ma attenzione, definirsi “scavalcato” è un errore: Gazidis è sopra tutti, non ha bisogno di scavalcare qualcuno, in quanto rappresenta il vertice della piramide. Semmai, Zvone si potrebbe sentire “non coinvolto”. E In virtù di questo, due soluzioni dignitose lo attendevano: bussare alla porta di Gazidis, e chiedere spiegazioni in merito (magari lo ha fatto …), e/o, constatata la scarsa fiducia di cui godeva, togliere il disturbo. L’orgoglio e la tutela della propria dignità professionale sono sempre comportamenti apprezzabili. Non lo è certo creare un polverone mediatico a stagione in corso, che danneggia il club che lui dovrebbe amare e che, non scordiamolo, tutt’ora gli sta elargendo compensi altissimi. Un’occasione persa anche per lui, che pare concluderà il suo legame in rossonero tramite le vie legali.

 

Il Club. Il Fondo Elliott, che detiene la proprietà del Milan, appare distante. L’indiscutibile scaltrezza della Corporation statunitense non si sta palesando ancora, il piano di rilancio rossonero, non pare ancora chiaro. Paolo Scaroni, Presidente, italiano e uomo di esperienza indiscussa, pare uscito dai radar: qualche presenza istituzionale, l’interesse verso l’area strategica riguardante il nuovo stadio, e poco più. Anche da lui, ci si sarebbe aspettato altro, un ruolo di equilibratore, un garante di serietà. Perché, è bene ricordarlo, Gazidis ha ottenuto brillanti risultati economici nel calcio inglese, Maldini, terminata l’immensa carriera da calciatore, non ha operato in alcun ambito sportivo, Boban, oltre ai tanti anni come commentatore televisivo, vanta una parentesi come vicesegretario generale della Fifa. Non poco, ma nemmeno qualcosa di simile e aderente alla gestione di una società sportiva. Forse un po’ di esperienza in più e qualche persona in meno, non avrebbero guastato. E tutt’ora non sarebbe una cattiva idea.

 

Pochi, ma efficaci. Igli Tare, il Presidente Lotito e Simone Inzaghi

Poli opposti. Sarà un caso che la Lazio stia ottenendo eccellenti risultati in campo e performance favorevoli dal punto di vista economico? Qui, al caso crediamo poco. Prendiamo in considerazione, allora la struttura del club di Lotito. Un Presidente e Proprietario, Lotito appunto, assai presente, decisionista e risoluto. “Sul pezzo”, come si dice oggi. Un Direttore Sportivo che lavora con chiare deleghe e ampia autonomia, pur rispondendo sempre al plenipotenziario presidente. E un allenatore, Simone Inzaghi, che lavora con continuità ed è fortemente coinvolto nei piani societari. Una struttura ultra slim, l’esatto contrario di quella rossonera. E allora sorgono spontanei alcuni quesiti, non tra i più banali? Sono così indispensabili tutti questi direttori? Non c’è il rischio che tante figure col distintivo portino più confusione che benefici? E gli ex calciatori, le bandiere che baciavano la propria vecchia maglia, sono ancora così innamorati?

 

Lorenzo Pedroni