LEGA CALCIO ALLA DERIVA

Dal Pino, il timoniere che ha perso la nave.

Non basta avere guidato navi da crociera quando è il momento di salvare la scialuppa.

Se “il buon marinaio si conosce nelle tempeste”, l’augurio che si possono fare gli amanti dello sport è quello che il mare torni piatto nel più breve tempo possibile. Tradotto, scompaia in ventiquattro / quarantotto ore questo maledetto Corona Virus. Sarebbe auspicabile per almeno mille motivi che precedono lo sport e il calcio, manco a dirlo. Ma qui vogliamo rimanere entro i confini del pallone. Semmai, estenderemo le nostre considerazioni alla situazione contingente relativa all’emergenza, analizzeremo i comportamenti del protagonista di questo casino e trarremo una sintesi: lo sport, e il calcio che in Italia ne è la massima espressione, sono materia dura, spesso indigesta anche per i più insospettabili.

Lega Calcio. Due mesi sono passati dall’insediamento di Paolo Dal Pino nella veste di Presidente della Lega Professionisti Serie A. Il Manager milanese, fortemente caldeggiato in sede elettorale da Lotito, vanta nel suo curriculum grandi cariche dirigenziali in diversi settori, dall’editoria alle telecomunicazioni. Ha impreziosito la sua finora brillante carriera con successi personali e di conseguenza, ottime performance delle aziende(Fininvest, Gruppo Mondadori, Telecom Italia, Wind Telecomunicazioni, tra le altre) per cui ha prestato servizio. Ruoli di grande responsabilità, business miliardari da gestire e onorificenze ricevute: apparentemente, tutte le carte in regola per districarsi quale uomo super partes tra 20 presidenti di Serie A. Eppure, alla prima vera mareggiata, Dal Pino ha perso clamorosamente il controllo della nave, tolto credibilità alla Lega che presiede, creando polemiche, alimentando dubbi, addirittura mettendo in discussione la regolarità e lo svolgimento dei campionati.

Di fronte all’emergenza dettata dal Corona Virus, il suo comportamento e le sue decisioni (prese e non prese) finora hanno messo in luce l’inadeguatezza al ruolo che ricopre, l’inesperienza nei rapporti con le società, il tempismo che lo sport richiede, e persino l’importanza che riveste la comunicazione mediatica nel terreno i cui, ora, è chiamato a muoversi.
Dal Pino, sia chiaro, per il ruolo che ricopre, ha il diritto statutario di prendere decisioni in certi ambiti, ma stabilire di concerto con le società una decisione al giovedì (la disputa di gare a porte chiuse nelle regioni in emergenza Covid-19), salvo poi cambiare tutto, prendendo iniziativa personale, al sabato a mezzogiorno, rappresenta qualcosa di incomprensibile e inspiegabile. Una scelta incoerente, che ha creato un precedente (no alle porte chiuse per tutelare l’immagine del calcio italiano agli occhi del pianeta) da cui sarà impossibile tornare indietro.

 

Paolo Dal Pino, 57 anni, Presidente della Lega Calcio

L’assemblea. Dal Pino non ha saputo coniugare le esigenze di tutti i club, non ha chiarito quale fosse il movente delle sue decisioni contraddittorie, ballerine e volatili. Tutela della salute delle persone? Salvaguardia degli aspetti economici dei club? Regolare svolgimento delle competizioni? Il Presidente di Lega non ha chiarito, risponde solo a sollecitazioni esterne, tratta le gare con due pesi e due misure. Sembra davvero non conoscere il terreno sul quale sta pericolosamente camminando. Questa scelta unilaterale da parte sua ha scontentato tutti, vincitori, vinti, e inoperosi (se per inoperosi intendiamo quei club che da uno o due turni non scendono in campo). Rino Gattuso, al termine di Napoli-Torino, ha detto senza mezze misure “O giochiamo tutti o ci fermiamo tutti insieme”. E, sia chiaro, Gattuso la sua gara col Torino l’ha vinta, per cui la sua disamina è priva di interessi di parte, ma frutto di un pensiero netto, a prescindere. Ad oggi, tutti i club vorrebbero conoscere il proprio futuro. O, quantomeno, capire il criterio (ammesso che un criterio ci sia stato….) utilizzato dalla Lega in questa navigazione a vista.

Media. Dal Pino proviene dal mondo della comunicazione e delle telecomunicazioni, come detto sopra. Per un marinaio, presumibilmente navigato come lui, non dovrebbe rappresentare uno scoglio insormontabile affrontare coerentemente la materia e spiegare le scelte. Eppure, il Presidente di Lega non tiene conto delle necessità di chiarezza e tempestività richieste nel calcio. Trasparenza e tempismo, da parte della Lega, che sono completamente venuti a mancare, basti pensare che nella serata di ieri i media nazionali comunicavano il rinvio a data da destinarsi della gara di Coppa Italia Juventus – Milan. Nello stesso momento, il Milan si trovava in albergo a Torino, e non aveva ricevuto dalla Lega stessa alcuna comunicazione in merito. E che dire del caso Lecce-Atalanta, in cui a giorni alterni veniva prima vietata la trasferta ai bergamaschi e poi concessa, concludendo l’iter con tifosi della Dea al seguito, ma misurati col termometro all’ingresso del Via del Mare?

Rino Gattuso, allenatore del Napoli: “O tutti, o nessuno”

Campionato irregolare. Alcuni principi fondamentali per lo svolgimento regolare dei campionati sono stati calpestati, perché è apparso evidente che siano stati utilizzati due pesi e due misure a seconda delle società coinvolte e delle gare da disputare. Su questo aspetto, anche la Figc ha le sue responsabilità: limitando l’analisi ai campionati professionistici, la Serie C è ferma, in Serie B si va avanti, la Serie A si colloca a metà: alcuni club in campo, altri no. Con un calendario, a questo punto compromesso,e quindi un campionato “falsato”. Attenzione, dire che il campionato è stato falsato non significa aggiungere considerazioni ulteriori, non prevede da parte nostra stabilire chi godrà di agevolazioni e chi ne subirà danni, questo è un aspetto che, casomai, solo il tempo potrà chiarire. E comunque, senza controprova, per cui nessuna dietrologia, ne una presa di posizione in favore di un club o contro un altro. Ma appare evidente, e non mancano di sottolinearlo gli addetti ai lavori, che giocare una partita a mesi di distanza, è uno stravolgimento netto. Cambia lo stato di forma delle rose, si modificano obiettivi e priorità dei club, vengono ribaltati i provvedimenti disciplinari, variano le motivazioni, e così via. Il movimeto ha perso di credibilità e non sarà possibile recuperarla.

Inadeguato. Siamo partiti dal marinaio, dal mare e dalle tempeste. Non c’è dubbio che Dal Pino abbia una carriera alle spalle in cui è stato al timone di grandi imbarcazioni, in oceani duri da affrontare e lui ne sia uscito vincitore. Ma il calcio è un’altra cosa, ci sono fattori imponderabili che vanno previsti, contingenze da risolvere immediatamente, è una grande azienda in cui i numeri si mischiano con la passione. Per affrontare la mareggiata dello sport, servono la solidità di una nave da crociera e la rapidità di un motoscafo. Ma soprattutto, serve un timoniere versatile, intelligente, che abbia buon senso, idee chiare e coerenza nel proprio operato. Tutte componenti che in una settimana, quella della tempesta, il marinaio della Lega ha dimostrato di non possedere.

 

Lorenzo Pedroni